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Cinquantacinque

Prima o poi doveva succedere. Uno dei due. IO E TE cinquantacinque anni fa. IO E TE per cinquantacinque anni. IO O TE dal giorno in cui ti hanno diagnosticato quella malattia che spezza le vite umane senza dare preavviso. IO SENZA TE da oggi. Oggi che ho varcato la soglia di casa e non ho trovato il tuo solito abbraccio, ma un insolito buio. Mi sono cedute le gambe. Mi è ceduta l’anima. Ce la farò ora? Cosa farò? Per chi devo fare cosa? Mi siedo sul bordo del letto come se fosse il bordo di un cornicione a trenta metri d’altezza. Sotto c’è il rumore della vita normale che scorre. L’imbuto del tempo mi risucchia riportandomi all’inizio, al durante, a tutta la vita trascorsa insieme. Se solo si potesse tornare indietro la ripercorrerei tutta, ma so che non si può. So che ora devo indossare il mio abito scuro di dolore e attendere che il tempo lo consumi. Ma quanto tempo ci vorrà per ritornare nuda? Quest’abito si stringerà al corpo e tenterà di soffocarlo. Mi laverò vestita sotto l’acqua corrente e non servirà a ripulirlo. Non potrò far altro che attendere. Guardo le mie mani lente ad aprirsi e lentamente le porto al viso. Lo appoggio. Piego i gomiti ruvidi e li stringo alle ginocchia. Li appoggio. Unisco i piedi stanchi facendoli scivolare sul pavimento freddo. Li appoggio. Ogni appoggio che non sei tu. Dove sei tu? Mi domando senza pretendere risposte. Rimango al buio con quella domanda sospesa per un’eternità. Quando riemergo sento un profumo. Quel profumo. Il tuo profumo riemerge dall’eternità. Lo sentirò per l’eternità fino al momento in cui IO E TE torneremo eterni. 

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