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Migliarina

È una stazioncina graziosa e piccolina. Il suo toponimo è Migliarina. Non si vendono biglietti né di Vado! né di Torno!. Nessun controllore è mai di turno né diurno né notturno. L’orario poi non c’è. Che bisogno non ce n’è. L’unico cartellone che s’incontra alla stazione dice “A Migliarina ci possiamo incontrare ogni volta che vo(g)liamo”. Sembra una burla, tale quale la lunga strada Burla che conduce alla stazione, lungo la quale si svolgono quelle piccole evasioni quotidiane – come quella volta che lui che si era sempre sottomesso a lei aveva iniziato ad insultarla e lei aveva capito che non aveva nulla da temere ma per fargli credere di essere in suo potere aveva preso alla lettera i suoi improperi e ne aveva avuto paura che la paura era reale ma era anche un gioco teatrale che aveva indotto lui a credere che lei fosse finalmente sotto giogo e invece il gioco non era cambiato perché era lui l’innamorato – che fanno a tutti domandare “Ma stiamo scherzando?”.

Migliarina sembra la burla più grande di tutte perché tutti quelli che la cercano non la trovano. 

E tutti coloro che vagano senza cercare sanno che c’è. 

Il ragazzo col passo felpato, un giorno che vagava in questa stazioncina graziosa e piccolina senza cercarla, la stravagante ragazza nata con la camicia trovava e proprio qui la loro storia cominciava. 

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