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Giallo

All’alba di un nuovo giorno, quando la città si strofina gli occhi assonnati e muove i primi passi, quando le luci delle vetrine sostituiscono quelle dei lampioni, quando il cielo grigio ricopre il letto disfatto di un fiume, quando i ragazzi con gli zaini in spalla attendono un autobus e un Natale che tarda ad arrivare, quando l’odore di smog non ancora abbastanza penetrante lascia spazio alla fragranza del pane appena sfornato. La donna ferma davanti alle strisce pedonali fruga con le mani in tasca alla ricerca di due monete per comprare una fetta di quel pane e quando le trova inizia a camminare veloce, mentre attraversa la strada e il foulard giallo che porta al collo vola via. Giallo come le foglie autunnali a cui si unisce sull’asfalto. Volerà. Volerà lontano e lei lo cercherà. Cercherà lei. Volando si mescolerà ai passi dei viandanti infilandosi poi tra le porte aperte di un autobus per farsi portare lontano. Volerà tra i discorsi della gente, posandosi ai piedi di un anziano che dice ad un ragazzo “La vedi quella ragazza che ascolta musica? Diventerà sorda come me un giorno”. 

Il ragazzo guarda la ragazza e pensa che è carina e che il signore si sbagli: basta tenere il volume basso. Ma quello continua “Io non sento più il suono dei miei passi. Ti auguro di riuscire a sentirlo sempre, giovanotto”. 

La ragazza scende dall’autobus, inseguita dal foulard giallo. A passi lenti si dirige verso la scuola. Entra nell’aula magna e si siede ad ascoltare lo scrittore, che a un certo punto si china per raccogliere una foglia gialla come la storia che sta raccontando. Gli studenti sono tutti chinati sui cellulari a prendere appunti con un dito. Se ci fosse il signore dell’autobus penserebbe “Diventeranno ciechi come me un giorno”. 

La donna si sfila il cappotto. Addenta la fetta di pane e quando con la mano libera accarezza il collo nudo, si accorge di non avere più il foulard. Lo cerca e non lo trova. Cerca lei e non si trova. 

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