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Muro

Is there anybody out there? 

Is there anybody out there? 

Is there anybody out there? 

Un sibilo. Un sussurro. Un fremito. Da dietro il muro. Troppo basso. Troppo lontano. Troppo spento. Nessuno può sentire. E in fondo tu non vuoi affatto che ti sentano. Perché tu vuoi soltanto una cosa. Tu vuoi il tuo muro. Il muro è tuo. Un mattone alla volta. Un gradino alla volta. Uno spazio alla volta. L’hai costruito tu. Il muro è tuo e nessuno lo deve toccare. Il muro è tuo e riempie ogni centimetro vuoto. Il muro è pieno. Il muro è il rifugio più sicuro. Perché nessuno lo può vedere, ma il muro c’è. Lì dietro il muro, non devi rendere conto a nessuno. Nemmeno a te stesso. Troppo occupato a metter su mattoni. Tanto occupato da non avere il tempo né il modo di pensare. Né il tempo né il modo di pensarti. E ogni cosa che fai, ogni cosa che vivi finisce per non avere più importanza perché l’unica cosa che conta è mettere su un altro mattone. Cosa c’è di più importante? La vita è là fuori. La vita non la senti più. La senti lontana. Distante da te. Riguarda gli altri ma non te. Tu hai altro da fare. Tu stai costruendo qualcosa di grande. The Wall. 

Hey you! Dove sei? Hey you! Puoi sentirmi? Hey you! Puoi vedermi? Hey you…

Accade all’improvviso. Uno scricchiolio. Una crepa. È solo una crepa su un mattone. Non succederà nulla. Non è niente. Stai tranquillo. Il muro reggerà. Accade di nuovo. Un’altra crepa su un altro mattone. E sono due. Ma il muro reggerà. Tu lo riparerai. Tu lo proteggerai. Tu non lo lascerai crollare. Perché tu hai bisogno di lui. Perché tu ormai sei lui. E senza il muro non puoi più vivere. Di nuovo. Altri mattoni. Altre crepe. Vene. Sangue che esce. Sangue e polvere. Ora hai paura. Ora senti tremare la terra sotto i piedi. Ora ti stacchi da lui. E per la prima volta ti rendi conto che tu non sei lui. Ma cosa sei tu ora? Ora che lo vedi in queste condizioni tu cosa sei diventato? Ti sembra d’impazzire. Lo tocchi e cerchi di sostenerlo come lui ha sostenuto te. Ma il muro ti ha tradito. Ora lo vedi. Ora lo senti. Ora lo odi con tutto te stesso. E inizi a prenderlo a pugni. Ora capisci che devi essere tu ad abbatterlo prima che lui ti schiacci. Perché se non lo fermi tu, lui ti schiaccerà. Calci. Pugni. Calci e pugni. Calci, pugni e lacrime. E proprio in quel momento. Proprio quando inizi a versare le prime lacrime il muro inizia a crollare. Una fine inesorabile. 

Macerie. Un cumulo di macerie. E silenzio. Un assordante silenzio. La guerra è finita. Ma ora, troverai pace?

Senso di smarrimento. Vuoto. Queste le prime sensazioni successive alla caduta del muro. Ancora lo cerchi. Ti guardi intorno stupefatto e incredulo. Il muro è crollato ai tuoi piedi. Sei solo. Lui era il tuo compagno. Lui era il tuo sostegno. Lui era il tuo rifugio. Lui era la tua certezza. Lui era la tua più folle illusione. Il muro non c’è più. Ci sei tu. Nudo. Impaurito. Perso. Ora che farai? Potresti ricostruirlo. Sì, sarebbe un’ottima idea. Ricominciare a erigerlo. Ti getti a terra, raccogli una scheggia di mattone. Devi ricostruirlo. Non puoi farne a meno. È l’unica soluzione. La via più facile. L’ancora di salvezza. Guardi quella scheggia di mattone. La lasci cadere. Non puoi più ricostruirlo. Non vuoi più ricostruirlo. Perché ora che ti guardi intorno e che la polvere si deposita a terra, vedi aprirsi l’orizzonte e ti sembra di avvertire un lieve senso di sollievo. Un soffio tiepido di vento. Leggero. Come fosse libertà. Ti mancherà ancora. Per un po’. Lo desidererai ancora. Per un po’. Lo cercherai ancora. Per un po’. Ma ogni volta che proverai a cercarlo non lo troverai. Il muro è crollato. E ti troverai a respirare e a pensare che respirare non è mai stato così semplice. E ti troverai a osservare il mondo e a pensare che osservare il mondo non è mai stato così semplice. E ti troverai a sentire i battiti del tuo cuore e a pensare che sentirli non è mai stato così semplice. E ti troverai a parlare. Parlare senza muri. Parlare di te come non hai mai fatto prima. Parlare senza sovrastrutture. Parlare senza giudizi. Parlare senza barriere. Perché le uniche barriere alle tue parole sono state quelle che tu stesso hai costruito. E lì, a quel punto, capirai che avrai smesso di cercarlo il muro. Perché cercarlo non ha più senso. Quel muro non servirebbe più a nulla. Il muro non esiste più. Esisti tu. Hey you… 

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