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Famiglia

Avrei voluto darvi il sogno. Avrei voluto darvelo con il cuore e permettervi di realizzarlo con le azioni. Non ero nata per voi. Ero nata per il mio sogno. Ma non sono riuscita a realizzarlo. Non ho avuto abbastanza coraggio. Non ero fatta per ribellarmi. Era l’epoca dei sì. Finita la guerra dei mondi era iniziata la guerra del mondo. Il mio era un mondo povero, un mondo cattolico, un mondo piccolo in cui ti educavano a dire sì anche se pensavi no, a pensare sì sempre. T’insegnavano la ragione e il torto. La ragione quasi sempre era esterna. E tu avevi ragione solo se rispettavi le regole imposte da quelli che avevano ragione. Tuo padre, per esempio, anche quando ti caricava addosso sacchi di carbone più pesanti di te, aveva ragione. Tua madre aveva ragione solo quando dava ragione a tuo padre. Io sono nata e cresciuta in un contesto così. Per questo, quando siete nati, tu e tuo fratello, avrei voluto donarvi il mio sogno d’amore: una famiglia perfetta. Nelle telenovele, alla fine del dolore, tutto si ordina nella famiglia perfetta. Non ti aspettavo, sai. Avevo avuto tuo fratello undici anni prima e un figlio mai nato. Poi sei arrivata tu, occhi blu. E ho sognato una bella bambina felice, come sei stata, io credo. Ecco. Se tu eri felice lo ero anch’io. Se tu sei felice lo sono anch’io. Ti avrei sempre protetta e l’ho sempre fatto. Ma le famiglie perfette purtroppo sono case costruite in fretta. La nostra famiglia non è stata esattamente come sognavo. La sicurezza che volevo donarvi è evaporata in vanità. E io mi sento complice, anche se so di non esserlo mai stata. Tu sei forte e sensibile. Sei venuta bene. So che ti ho dato una “bella testa”. Te lo dico sempre. Perdonami per quello che non ti ho potuto dare. So che lo farai. Con quella “bella testa”. So che l’hai già fatto. 

[dedicata a mia madre]

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