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Tatuaviaggio

Ci sono giorni in cui la luce rossa dei tramonti mostra i volti delle bambine che osservano l’orizzonte. Diventeranno bellissime e bellissime osserveranno le notti d’estate in cui la luna è una rossa marziana. Ci sono notti d’estate in cui la luna gialla, lanterna del cielo, scosta la tenda blu dell’orizzonte per illuminare le storie che già ci sono ma che restano celate. In una di queste notti future, una donna seduta in giardino, assorta in pensieri incerti, non si accorge che una lumaca senza guscio, nera e fluida, inizia a circumnavigare la sua caviglia, lasciando scorrere una bava d’inchiostro. L’indomani nulla si vedrà. Il viaggio della lumaca rimarrà un’incisione trasparente. Gli anni passano come una lunga camminata e in una mattinata di sole diamantino il tatuatore disegna una piccola lumaca senza guscio sulla caviglia della donna futura. Dolore estatico di pelle lacerata da un simbolo che renderà per sempre visibile l’invisibile. La donna guarda il tatuaggio e si rende conto che è diverso da come l’aveva ideato. Inverso. Speculare alla sua idea. La scia della lumaca scorre in alto e non verso la terra. Si domanda come non abbia potuto accorgersene prima. Tornata a casa, riflette la caviglia in uno specchio e nota che il tatuaggio non sembra solo una lumaca senza guscio ma anche un occhio. Lo guarda dall’alto e si accorge che non sembra solo una lumaca senza guscio e un occhio ma anche una “a”. Si accorge che il tatuaggio sa più di quanto lei abbia voluto dirgli ideandolo. Sa che ha voluto farlo per rappresentare la prima impronta del suo lento viaggio tra le parole. Sa che il viaggio inizia proprio dalla lettera “a”. Sa che quando lei cammina sulla terra lascia impronte nell’aria. Lei non sa che il tatuaggio c’era già, tracciato dalla bava d’inchiostro di una lumaca che prevedeva il futuro, segreto come una runa, in una notte di luna in cui la donna era ciò che sarebbe stata il giorno in cui avrebbe iniziato il viaggio.

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