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Filo

C’era una volta un sarto. Cento anni fa. Un sarto che viveva nel bosco incantato in una casa di pietra. Tutti lo conoscevano al paese. Filava come nessun altro sapeva fare. Aveva iniziato a filare il cotone, poi il raso, poi la seta. Una notte, poco prima di addormentarsi, si era messo a filare sogni nei maglioni dei bambini, affinché ogni piccola anima di quel piccolo paese di poche anime non avesse più incubi. Non lo rivelò mai a nessuno, ma la morbidezza di ogni capo che creava era talmente speciale da attirare tutte le mamme che avevano a cuore i loro bebè. Il lavoro aumentò così tanto che alcune notti era costretto a scambiare i suoi sogni con la veglia. Non si stancava però. Per lui tessere sogni era come riposarsi. Fu in una di quelle notti insonni, limpida e trapuntata di stelle, che il sarto, folgorato dalla bellezza del cielo, decise di filare una stella. Con un ago sottile e lungo riuscì a tessere nelle trame siderali della notte un filo di luce, che si vide comparire nel blu e negli occhi di tutti coloro che erano ancora svegli. Occhi spalancati, cuore palpitante, piedi in punta per assistere alla magia che nessuno riusciva a spiegare. Ancora oggi, cento anni dopo, in una qualche notte tersa, chi osserva il cielo può scorgere una stella filante e chiedersi cosa sia. Una cometa? Un barlume? Un’illusione? Un ufo? Un sogno? Un filo.

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